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LE BASI DEL ROCK FISHING

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1 LE BASI DEL ROCK FISHING il Mer Ott 20, 2010 11:08 am

eugenio


Admin
Admin
Possiamo considerare il Rock Fishing come il fratello gemello del surf casting in quanto, per praticarlo con successo, bisogna che ci siano delle condizioni particolari del mare.
E’ una tecnica molto simile, ma praticata dalle scogliere, sia alte che basse, sfruttando lo stesso principio:
Sfruttare la fase di scaduta di una mareggiata che porta le prede ad una frenesia alimentare e quindi proporre le esche adeguate al luogo.
Da non confondersi con la classica pesca a fondo dagli scogli in quanto sono due tecniche molto diverse anche se praticate nello stesso ambiente. Infatti, di simile c’è soltanto l’ambiente, ma sono di diversa natura i calamenti, le prede catturate e le esche, come anche le condizioni atmosferiche che sono del tutto simili a quelle del surf casting.
Il Rock Fishing ha la stessa filosofia e gli stessi obiettivi del surf casting: La cattura dei grandi predatori con ogni tecnica possibile per arrivare alla meta.
Praticare il Rock Fishing però non è cosa alla portata di tutti in quanto, vista la pericolosità e le asperità degli spot in cui viene praticato, bisogna avere molta esperienza ed accortezza nello scegliere lo spot adeguato tenendo sempre presente il fattore sicurezza sugli scogli.
Infatti, bisogna scegliere la nostra postazione di pesca in modo da non avere brutte sorprese e da non trovarci in situazioni pericolosissime se il mare dovesse alzarsi o se dovessimo cadere in mare in quelle situazioni meteo estreme.
I posti per praticare il Rock, come detto prima, sono le classiche scogliere a fondale alto, oppure basso con
Fondale misto a sabbia, roccia e posidonia.

Se dovessimo tracciare una mappa dei migliori hot spot per praticare il Rock, possiamo dire con assoluta certezza che le nostre due isole maggiori la fanno da padrone, seguite dalla Campania, dalla Liguria e dalla Puglia che, con le sue coste rocciose, non ha nulla da invidiare alle due isole maggiori.
Dicevamo che le condizioni migliori sono quelle prese in prestito dal surf casting, quindi: Mare mosso o in scaduta, calamenti realizzati senza alcun risparmio ed esche molto attraenti e ben presentate.
Molto importanti sono le fasi di marea, sia montante che calante, quindi sono da preferire i momenti di movimento delle acque.
E’ consigliato praticare il Rock Fishing nelle ore diurne fino al tramonto in quanto, in quelle notturne, oltre ai scarsi risultati, incontreremmo soltanto gronchi e murene.
Si può praticare in qualsiasi stagione, ma l’autunno e l’inverno la fanno da padrone in quanto soggetti a frequenti mareggiate che creano gli spot ideali per questa tecnica.
Il vero pescatore che pratica il Rock Fishing, deve portarsi dietro due attrezzi completi: Una per le condizioni estreme ed una per quelle più calme.
Come attrezzatura possiamo fare riferimento al surf casting per le condizioni estreme, scendendo un po’ per le condizioni più calme.
Stessa cosa dicasi per i mulinelli, che dovranno essere imbobinati con monofili molto affidabili del diametro che va dal 0.30 allo 0.50. Anche per i terminali vale lo stesso discorso, con qualche eccezione degli ultimi 20 cm costruiti con del cavetto d’acciaio per i serra. Per quanto riguarda gli ami, dovranno essere scelti tra quelli molto robusti e la loro proporzione in base all’esca utilizzata. I piombi dovranno avere diverse forme e diverse misure e la maggior parte delle volte, quasi sempre, viste le possibilità di incaglio, dovranno essere usati a perdere: Legati con un pezzo di monofilo più sottile di quello usato per il calamento, così da cedere in caso di incaglio consentendoci il recupero del calamento e dell’eventuale preda attaccata all’amo.
Da non sottovalutare l’importanza nella scelta delle girelle, che dovrà essere fra le più affidabili e resistenti.
A completamento dello zaino che porteremo sulle spalle (la cassetta è sconsigliata in quanto è meglio avere le mani libere) un paio di pinze, un coppo o ancora meglio un raffio telescopico per salpare le prede, oltre ai soliti aghi infila vermi e al filo elastico per legare i tranci di pesce sull’amo ed infine la varia minuteria per la costruzione dei travi.
Inoltre sono consigliati delle scarpe idonee e un impermeabile per ripararci dagli spruzzi provocati dalle onde sbattendo sugli scogli. Cosa molto importante è quella di evitare l’uso di stivali in quanto, se cadiamo in mare, ci porterebbero a fondo.
Passando alla sezione esche, possiamo classificarne due categorie: Una per la tecnica pesante e una per la più leggera.
Per la pesante possiamo prendere in prestito quelle del surf casting, ossia, i grandi e succulenti inneschi come i cefalopodi innescati interi, le trance di pesce (sgombri, cefali, sugarelli , sardine) oppure usare il vivo, pescato prima di iniziare la vera battuta a rock fishing, che potrebbe essere qualche boga, qualche muggine oppure un occhiata, un sugarello e, preferibilmente, tutto quello che ci passa lo stesso spot.
Per la leggera dicasi la stessa cosa, ma usando esche di dimensioni minori, e possiamo aggiungere anche i vermi di grossa stazza come il bibi, l’americano ed il rimini, il granchio che troviamo in loco (ottimo per orate e saraghi, oppure i grossi bivalvi. Da sottolineare che, come nel surf casting, equivale il detto: Esca grossa = pesce grosso.
Infine, parliamo dei calamenti, che sono la cosa che deve attirare di più la nostra attenzione per quanto riguarda la cura nella realizzazione.
Ci sono diversi tipi di calamenti in quanto non tutte le prede mangiano a fondo o in superficie.
Quelli di superficie potranno essere realizzati con galleggianti piombati della grammatura idonea, con al di sotto un terminale lungo sui 2/3 metri, di diametro adeguato al tipo di preda da insidiare, con inserite delle palline di piombo a scalare nel primo metro e innescato con filetto di sardina, cefalopode, oppure grossi vermi.

Mentre per l’innesco del pesce vivo dovremmo realizzare un terminale che comprenda due/tre ami montati a seguire (tandem).

Per quelle da fondo il concetto cambia. Qui entra in gioco il piombo a perdere che, come spiegato prima, si tratta di collegare il piombo al terminale con uno spezzone di monofilo più sottile cosicché , in caso di incaglio sul fondo, ci permetta di perdere solo il piombo consentendoci di recuperare il calamento con la preda attaccata.



Perdere molti piombi è una grossa spesa a livello economico, e qui possiamo rimediare costruendoci da soli i piombi con del comune gesso (non esagerando nelle dimensioni in quanto il gesso bagnato aumenta il suo peso di parecchio).
Come stampo possiamo usare del tubo in gomma, quello per l’irrigazione: Si sceglie la lunghezza e si taglia il tubo in modo longitudinale. Come tappo, da un lato, si può metterne uno di sughero. Si inserisce all’interno del tubo il gancio, con l’occhiello che fuoriesce, e si chiude il tubo con delle fascette oppure utilizzando del comune scotch. Si fa la colata di gesso dal lato aperto e, quando si è indurito, basta togliere lo scotch, aprire il tubo e prenderci il nostro piombo, che sarà facilmente modellabile con una lima.

Eugenio


http://www.italianseaanglers.it

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