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DRIFTING AL TONNO ROSSO

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1 DRIFTING AL TONNO ROSSO il Mer Ott 20, 2010 12:29 pm

eugenio

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Admin
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Con questo mio articolo cercherò di spiegarvi come pratico il drifting al Tonno Rosso, naturalmente ogniuno di noi ha delle sue varianti o dei piccoli accorgimenti o segreti che custodisce gelosamente dentro di lui, i miei sono tutti qui, o quasi tutti.


Per una giornata di drifting occorrono normalmente dalle 2 alle 3 cassette di sarde possibilmente freschissime. Ogni cassetta contiene 8-9 chili di esca. Giunti nella zona prescelta, faremo una veloce serie di giri concentrici, sempre più stretti, lanciando in acqua sarde (4-5 chili) e, se ne disponiamo, anche un po' di pastura minuta a base di pesce azzurro per simulare la scia di risulta lasciata inseguito ad una mangianza che, come sappiamo, sono spesso seguite dai tonni. Un altro metodo di pasturazione iniziale prescinde dai giri concentrici e comporta una semplice "strisciata" di alcune centinaia di metri; ciò fatto, occorre prendere una decisione: ancorarsi o lasciarsi andare in deriva. Anche su questo punto i pareri sono difformi: in alcune zone è preferito il primo sistema, in altre il secondo. A mio modesto avviso il criterio informatore dovrebbe essere quello di pescare a fermo quando la forte corrente allontana rapidamente la pastura in una direzione diversa da quella di spostamento della barca non ancorata e di pescare in deriva in tutti gli altri casi. Si tratta comunque di scelte soggettive determinate da convinzioni fondate su esperienze locali o personali. Se l'opzione sarà quella dell'ancora occorrerà legare la cima ad un ben visibile segnale galleggiante da gettare prontamente in acqua al momento dello strike e a ritrovarlo dopo il combattimento; per ulteriore sicurezza sarà bene annotarsi il punto GPS.
Una volta presa la decisione (deriva sì, deriva no) la prima operazione da fare è quella di mettere in pesca le lenze. Si può pescare con una, con due o anche con tre canne (alcuni arrivano addirittura a quattro!) filate a distanze ed a profondità diverse. La scelta del numero degli attrezzi da impiegare dipende soprattutto dal numero e dalla bravura delle persone presenti a bordo e dal tipo di imbarcazione utilizzata.
Se si tratta di una barca l'equipaggio ideale è composto da quattro elementi: lo skipper, l'angler, il mate (colui che si incarica del raffiaggio) e una quarta persona buona a tout faire. Con tre canne in pesca un assetto abbastanza abituale è il seguente:
-una lenza sorretta da un palloncino a 40 metri dalla barca e affondata di altri 40 metri mediante un piombino a perdere (ossia legato con un sottilissimo elastico destinato a staccarsi per la veemenza della prima fuga);
-una lenza, sostenuta sempre da un palloncino, a 20-25 metri dalla barca e affondata di 15 metri;
-una lenza, senza piombo e senza galleggiante, a 10-15 metri alla barca.

Se si tratta di un gommone l'equipaggio ideale è composto da due: l’ angler e il tout faire. Con due canne in pesca un assetto abbastanza abituale sono le prime due condizioni che valgono per la barca.
Quelli appena fatti sono semplici esempi e quindi le varianti possono essere moltissime. Se si tenta la sorte con più di una lenza bisogna fare in modo che le esche siano posizionate quanto più è possibile distanti l'una dall'altra. Ricordiamoci sempre di assicurare le canne in pesca allo scafo con robuste sagole e altrettanto robusti moschettoni. Le esche potranno essere costituite da sgombri, boghe, sugarelli, ecc. ovvero semplicemente, come avviene quasi sempre, delle sarde del brumeggio. Queste ultime, in numero di due o tre, saranno inserite nell'amo o per la testa, o per la pancia, a croce o a ciuffo, ma mai per la coda. Il ventre delle sarde dovrà possibilmente essere rivolto verso l'alto per simulare la posizione che assumono i pescetti di richiamo.


Le frizioni dei mulinelli andranno tarate su una potenza pari a circa un quarto di quella della lenza madre. Durante la "cala" delle esche le frizioni stesse saranno momentaneamente regolate su valori più bassi ma mai disinserite; ciò in quanto può accadere che, proprio durante questa operazione, il tonno abbocchi e parta per la tangente. Attenzione perciò a filare la lenza senza mai farla avvolgere intorno alle mani o alle dita. Naturalmente tutte queste operazioni preliminari saranno precedute e seguite da un costante brumeggio. Si getta in acqua una sarda e, appena essa comincia a scomparire dalla nostra visuale, se ne getta un'altra e così via di seguito; ogni tanto conviene schiacciare con il pollice la vescica natatoria (che si trova subito dietro la testa) per aumentare il coefficiente di affondamento; del pari, sempre ogni tanto, potrà essere utile alternare il lancio della sarda intera con il lancio della sarda tagliata a tocchetti (3 pezzi per ogni esemplare). Alcuni usano appesantire la scia di richiamo ricorrendo ad infusioni di sabbia ovvero alleggerirla mediante iniezioni d'aria praticate con una siringa: il che non semplifica certamente le cose.
Il combattimento dalla barca: quando e se la cicala del mulinello comincerà a deliziarci con il suo canto elettrizzante:
-lo skipper avvierà i motori lasciandoli in folle;
-l'altro o gli altri membri dell'equipaggio toglieranno di mezzo le lenze non impegnate e butteranno a mare l'eventuale boa di ormeggio;
-l'angler indosserà il giubbotto e porterà al seggiolino la canna baciata dalla fortuna; non dovrà in alcun caso contrastare la fuga del tonno; anzi se questa è assai lunga dovrà cercare di capire, attraverso la trazione cui è sottoposta la canna, se è o meno il caso di alleggerire il tiro che, con lo svuotarsi del mulinello e con la conseguente diminuzione della forza di leva, potrebbe risultare eccessivo.
Durante la fuga iniziale, che di solito è la più violenta e prolungata, lo skipper farà muovere la barca verso la direzione presa dal pesce e l'angler recupererà rapidamente filo. Nel corso delle ulteriori fughe che, sebbene abitualmente più brevi non mancheranno mai, il comportamento dell'equipaggio sarà identico a quello appena descritto a proposito della fuga iniziale. Una volta terminate o attenuatesi queste sfuriate la barca dovrà viaggiare parallelamente al tonno che l'angler cercherà di sbilanciare strattonandolo per rendergli più faticoso ed innaturale l'assetto di navigazione.

Se il tonno fa forza limitarsi a fargli prendere, non certo agevolmente, tutto il filo che vuole; se il tonno dà cenni di cedimento recuperare velocemente. Può anche darsi che il pesce muti improvvisamente la sua rotta anche di oltre 90°; è questo uno dei momenti più pericolosi in quanto, data la quantità di filo a mare, l'angler non riuscirà ad avvertire con immediatezza la variazione e la lenza resterà in bando per diversi secondi. Generalmente, a un certo punto, il tonno scenderà di quota e comincerà a fare dei giri concentrici giacché il movimento gli è indispensabile per ossigenarsi; e, anche in questo caso, una serie dosata di strattonate, potrà servire a rendergli le cose meno facili e, qualche volta, a costringerlo a riassommare e, addirittura, a farlo avvicinare a portata di raffio. Però, secondo il calcolo delle probabilità, l'ulteriore svolgimento della vicenda ci troverà col pesce "inchiodato" molto a fondo, esausto e a picco sotto la barca; in tal caso, per arrivare ad una conclusione non ci resterà che ricorrere a pompaggio continuato e senza tregua: si solleva di forza e al massimo il vettino della canna e lo si riabbassa di volata riavvolgendo contestualmente filo in bobina; nei primi tempi sarà un po' difficile coordinare questi movimenti ma, dopo un certo rodaggio, tutto diverrà più semplice. Quando il tonno sarà vicino alla barca (15-20 metri), stringere la frizione senza però mai giungere al massimo. In questa fase se il pesce è ancora vivo e vitale potrà riuscire, nonostante le manovre dell'angler, a portarsi sotto lo scafo ove le insidie della carena e soprattutto dei timoni e delle eliche incombono sulla integrità del filo; in siffatta ipotesi l'angler dovrà allentare il freno in modo che il pesce possa allontanarsi; dopodiché l'operazione finale di avvicinamento dovrà essere ripetuta. La situazione migliore per il raffiaggio è quella con il tonno in superficie o quasi in posizione parallela alla fiancata della barca. Il raffio dovrà penetrare possibilmente nella parte addominale prossima alla testa; se la situazione lo richiederà sarà opportuno mettere a segno anche un secondo raffio. Potrà accadere qualche volta che l'avvicinamento del pesce (specie se di dimensioni extra ed ancora in possesso di sufficienti energie) si riveli difficoltoso; sarà allora il caso di agganciarlo con il raffio volante la cui cima dovrà essere mantenuta continuamente in massima tensione.



Per l'imbarco - dopo avere passato una cima con nodo scorsoio intorno alla radice della coda e, se possibile, un'altra cima attraverso le branchie - dovremo fare un confronto fra le dimensioni del tonno e le energie dell'equipaggio; a seconda dei casi il pesce potrà essere salpato di forza, ovvero avvalendosi del bigo, ovvero ancora utilizzando l'apposito sportellone poppiero. Soluzione estrema di ripiego: pesce legato di traverso sulla plancetta o lungo la fiancata della barca.

Per il combattimento dal gommone vale tutto quello detto sopra ma con la sola differenza che il motore dovrà essere tassativamente spento e sollevato per togliere più attrito possibile al movimento in acqua del gommone stesso.
Succede, neanche tanto di rado, che il tonno, seguendo la scia della pastura giunga nelle immediate adiacenze della barca e si mangi meticolosamente tutte le sarde che vede tranne quelle innescate che noi, avvicinando una lenza, gli presenteremo a portata di bocca augurandogli fervidamente buon appetito. Certe volte non c'è niente da fare: il pesce si è laureato a Oxford magna cum laude e continuerà imperterrito a girarci intorno goliardicamente soddisfatto per la nostra ingenuità. Ma qualche tentativo lo potremo pur fare:
-portiamo l'esca a galla e facciamola ballonzolare in superficie con ripetute parziali immersioni ed emersioni;
-sostituiamo l'esca mutandone la posizione di innesco;
-gettiamo l'esca a mare contemporaneamente e nel bel mezzo di una buona manciata di sarde da brumeggio;
-sostituiamo il terminale montandone uno di colore e/o di materiale diverso.
Ipotesi opposta (non frequente ma possibile) a quella or ora descritta è la seguente: due tonni fanno partire contemporaneamente o quasi due canne. Regola tassativa inderogabile: tagliare immediatamente una delle due lenze.
Per quanto riguarda l' attrezzatura in questione ci sono diverse alternative che diventano soggettive dell' angler.
C'é chi predilige mulinelli con frizione a stella o a leva. Due soluzioni valide ma ben distinte nell' utilizzo. A mio parere personale la prima ha bisogna di una fondata conoscenza ed esperienza perchè non esiste un valore di carico o precarico da attribuire alla frizione e si ha solo a disposizione una stella che al massimo può essere pre-segnata facendo delle prove dinamometriche in casa sull' effettiva tenuta. Nel secondo caso invece si ha la possibilità in seguito alla lettura del manuale di istruzioni sapere i carichi assegnati ai valori indicati di regolazione. La taglia solitamente utilizzata nonchè quella più indicata è il 50 Lb (mulinelli a leva) o 9/0 (mulinelli a stella) per quanto riguarda il big-game sino a tonni da 70/80 kg, mentre se si è sicuri della presenza di tonni extra é meglio andare su un 80 Lb o 12/0.

Imbobinare il rotante nel migliore dei modi é un altro anello fondamentale nella riuscita della possibile cattura. Sempre in base alla taglia del pesce che si vuole insidiare sarebbe opportuno mettere del filo da 80 Lb per imbobinare muli da 50 Lb mentre un 100/120 Lb per l' 80 Lb. I libraggi sono comunque ad indiscrezione dell' angler che può decidere di utilizzare filo più piccolo per avere la possibilità di avere in bobina una certa quantità doppiandola o meno a sua piacimento nella parte finale.

Gli ami sono fondamentali più di ogni altra cosa. Le misure più consigliate vanno dal 7/0 al 9/0 con punta molto perforante e tassativamente del tipo circle. L' amo va abbinato ad un terminale flor-carbon da 100 a 130 Lb legato o crimpato mediante manicotti idonei alla taglia del filo, il tutto con l' utilizzo di una girella (possibilmente a cuscinetti) che può essere montata tra la lenza madre e il terminale o addirittura sull' amo (esistono in commercio già combinati).

La canna deve essere tassativamente del tipo trolling se si ha una sedia da combattimento o stand-up se si vuole combattere in murata col renale, possibilmente montata con carrucole autolubrificate per avere meno attrito possibile durante le brusche fughe del pesce. Le canne in commercio presentano due lunghezze: 1.80 e 2.10 mt.

Le più indicate sono sicuramente la versione lunga ma solo nel caso la canna presenti una certa forza di recupero dell' arco durante le pompate. Meglio 1.80 mt se in stand-up.
Per quanto riguarda la lunghezza delle eventuali doppiature della lenza madre che può essere dai 15 ai 20 mt e della lunghezza del fluor-carbon che varia da 1.5 a 2.5 mt sono ad indiscrezione e pura soggettività dell' angler.
Spero non avermi dimenticato niente, ma se ci sono domande fatele.


Sandalu

http://www.italianseaanglers.it

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